I rimedi omeopatici sono efficaci?

I rimedi omeopatici sono efficaci?
 
Più volte mi è capitato di leggere o sentire persone che riferivano la loro esperienza con qualche rimedio omeopatico dal quale non avevano tratto alcun beneficio e concludere laconicamente “…ma è ovvio, è solo acqua fresca, non c’è traccia di principio attivo…”. È bene specificare a scanso di equivoci e per rigore scientifico che il rimedio omeopatico non è acqua fresca, bensì “una soluzione idroalcolica, ed inoltre, a temperatura ambiente”, il più delle volte adsorbita su un substrato di granuli di zucchero, per la precisione!
 Il titolo è stato scritto volutamente in modo sbagliato anche se ritengo che pochi “acquafreschisti” se ne siano accorti.
I rimedi omeopatici, così come per esempio gli antibiotici, non sono efficaci.
 
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Ciò che può essere più o meno efficace è eventualmente “la terapia antibiotica o omeopatica” che presuppone l’intervento di un operatore sanitario qualificato che faccia una corretta diagnosi e prescriva una terapia che, in base alla sua appropriatezza, possa risultare più o meno efficace.
 
L’efficacia quindi dipende quasi esclusivamente dall’appropriatezza di una terapia che a sua volta è legata a doppio filo alla correttezza della diagnosi. Questo processo nel caso di una terapia allopatica è generalmente molto semplice (arrossamento, dolore – antinfiammatorio; con ascesso, pus, febbre – antibiotico; prurito – antistaminico, diarrea - antidiarroico, e così via) mentre nel caso di una terapia omeopatica, purtroppo, e questo è il principale limite, fare una corretta diagnosi e prescrivere il rimedio appropriato è una delle cose più complesse, anche per l’operatore più esperto.
Ci sarebbe poi da parlare anche dell’efficienza, cioè del rapporto costi/benefici, perché una terapia efficace ma non efficiente serve a poco ma, in realtà, è vero esattamente il contrario, in quanto uno dei motivi per cui l’omeopatia è maggiormente osteggiata dall’establishment è proprio perché è straordinariamente efficiente, ma una cura che costa poco, fa guadagnare poco, a tutti i livelli, e le rotelline degli ingranaggi del sistema da ungere sono tante e senza olio, si bloccano…
Ma l’obiettivo di questo post è l’efficacia, quindi non fatemi parlare di denaro altrimenti vado fuori tema.
Tutto questo discorso è valido maggiormente per i farmaci che, se correttamente prescritti e se non sono scaduti, funzionano in modo adeguato, in quanto sono pochi quelli che vanno trasportati e mantenuti in condizioni particolari (cioè in frigo…). I rimedi omeopatici, in realtà non hanno scadenza, quella che è scritta sulla confezione c’è solo per un obbligo di legge (fatta ovviamente da un legislatore che non conosce minimamente la materia), e quindi si possono usare anche dopo 100 anni senza problemi, in teoria. Vediamo cosa succede invece nella pratica.
L’incomprensione nasce dal fatto che, un rimedio omeopatico, non agisce come un farmaco, a livello di un recettore, secondo le leggi della farmacocinetica e della farmacodinamica, ma veicola una vibrazione energetica a livello dei corpi sottili energetici di un organismo che, se risuona, cioè se è in risonanza con il rimedio, e solamente in questo caso, determina una risposta che si manifesta a livello mentale, emozionale e fisico a seconda della diluizione utilizzata. Quindi il fatto che dopo la diluizione della 12CH non ci siano più molecole della sostanza originale è totalmente irrilevante, ma lo è anche per le diluizioni più basse come la 5CH. Questo purtroppo per chi ha avuto una formazione “tradizionale” è incomprensibile perché non lo ha studiato, e tutto ciò che non è conosciuto viene considerato inesistente (dagli stolti), anziché motivo per studiare ulteriormente.
Queste cose in realtà, oltre agli acquafreschisti, sono sconosciute anche agli omeopati, perché nemmeno a loro viene insegnato, ma siccome ciò che alla fine importa, non è sapere come funziona ma che metodologia applicare per arrivare ad un risultato, l’omeopata fa una repertorizzazione dei sintomi, una diagnosi, prescrive il rimedio e, se appropriato, il paziente guarisce, anche se non si sa come agisca a livello energetico…
 
Solo a titolo informativo spiego brevemente come funziona la vibrazione energetica in un rimedio omeopatico, anche se sarà qualcosa di assolutamente incomprensibile.
A chiunque volesse approfondire le energie sottili ed i 7 raggi consiglio di studiare i libri di Roberto Zamperini.
Ogni sostanza minerale, vegetale o animale è permeata da una energia che è intrinsecamente connessa alla natura della materia di cui è composta, un po’ come afferma il panteismo, che guarda caso è alla base di tutte le religioni e di tutte le conoscenze esoteriche. Questo fa sì che ogni sostanza possieda un “Genius” (secondo la definizione della Tradizione Romana), un proprio Intentus che trasporta un preciso messaggio, un carattere, un R1, la cui energia sottile ad ogni diluizione viene innalzata con una serie di succussioni e dinamizzazioni (R3-R5) e, di conseguenza, più è diluita e più è stata energizzata e più agisce in profondità nei corpi sottili. Questa informazione viene bloccata, strutturata (R7) nell’acqua, ed eventualmente in un cristallo, ed entra in risonanza (R4) con chiunque abbia una vibrazione simile. Capito qualcosa? …dubito.
Gli acquafreschisti ignorando la natura delle energie sottili, di fronte agli incontestabili effetti positivi di una terapia omeopatica, sono soliti riempirsi la bocca con due parole delle quali ignorano il significato, “effetto placebo”, che sarebbe il positivo esito di una presunta terapia causato dall’aspettativa di un beneficio terapeutico da parte del paziente. Per evitare questo, gli studi clinici sono effettuati “in doppio cieco” in modo che il paziente non sappia cosa gli venga somministrato, in modo da non crearsi aspettative ed il medico non sapendo cosa somministra non possa a sua volta influenzare il paziente (ed anche l’interpretazione dei risultati…). Quindi l’effetto placebo presuppone che ci sia una persona cosciente, capace di intendere e volere, che sviluppi delle aspettative positive circa i risultati di una terapia; peccato che nessun acquafreschista abbia mai spiegato quali possano essere le aspettative di un neonato con un eritema a cui a sua insaputa viene sciolto nel biberon un rimedio omeopatico, oppure quelle di un cane ammalato a cui a sua insaputa vengono messe delle gocce omeopatiche all’interno della sua ciotola piena di riso e verdure o infine quelle di una pianta innaffiata con dell’acqua in cui è disciolto un rimedio omeopatico… se il rimedio è per esempio una 30CH, quindi apparentemente senza traccia di principio attivo (e secondo loro per definizione una truffa), e l’eritema del neonato scompare, i vermi nelle feci del cane spariscono così come le macchie color ruggine delle foglie della pianta, se non c’è effetto placebo e non c’è “principio farmacologicamente attivo”, cos’è che ha prodotto la guarigione? 
Ad oggi nessun “scienziato” ha mai risposto a questa domanda, per il semplice fatto che nessuno mai glie l’ha posta, d’altronde i “giornalisti” nei loro articoli o nelle loro trasmissioni, fatte per fare chiarezza e corretta informazione, se ne guardano bene dal porre certe domande. 
Torniamo adesso al rimedio omeopatico che, non essendo composto da miliardi di molecole di una determinata sostanza chimica ma essendo un semplice veicolatore di energie sottili, capite bene che deve essere manipolato e conservato in modo differente rispetto ad un anti-qualcosa…
Premesso che non tutti i rimedi sono uguali perché ci sono industrie farmaceutiche che selezionano in modo più o meno rigoroso le materie prime e le manipolano in modo qualitativamente differente, il problema vero è che non sappiamo come vengano trasportati e stoccati dal distributore, dove vengano conservati in farmacia e, soprattutto, dove il paziente li conservi a casa e come li porta con sé. I rimedi omeopatici sono sensibilissimi ai campi elettromagnetici, come fili dell’alta tensione, antenne del Wi-Fi, antenne dei ripetitori tv, telefoni cellulari, ecc…  se si porta il rimedio omeopatico nella tasca del pantalone o in borsa insieme allo smartphone, la sua efficacia è pressoché nulla, al massimo i granuli di lattosio potranno essere utilizzati come dolcificante e la soluzione idroalcolica per ubriacarsi, ma certo non serviranno a curare proprio nulla. Stessa cosa se il distributore mantiene in magazzino i rimedi magari vicino alla cabina del trasformatore dell’alta tensione, oppure il farmacista vicino all’antenna del Wi-Fi di internet, voi capite bene che comprate zucchero o alcool ma non un rimedio omeopatico (questo avviene soprattutto per le soluzioni idroalcoliche nelle bottigliette di vetro e meno per i granuli che sono contenuti in confezioni di plastica che agisce da isolante per le energie sottili); d’altronde questi problemi ai tempi di Hahnemann non esistevano.
I rimedi vengono neutralizzati anche dall’uso di sostanze come il caffè, la canfora o il mentolo che è presente in molte caramelle ed in quasi tutti i dentifrici, quindi se prendete un rimedio omeopatico dovete fare molta attenzione a che dentifricio o quale collutorio utilizzate, altrimenti neutralizzate il suo effetto. Non ultimo, i granuli non vanno toccati con le mani ma messi in bocca utilizzando l’apposito tappino dosatore di plastica.
Queste cose che vi ho appena descritto sono molto importanti, ma c’è una cosa che è almeno 10 volte più determinante nell’efficacia della terapia, e cioè l’appropriatezza del rimedio, che dipende da chi ve la prescrive. L’omeopata ha il difficilissimo compito di cercare di capire in poco più di un’ora quali possano essere le cause psicologiche alla base di certi atteggiamenti mentali o di una risposta emozionale-affettiva del paziente o di determinati problemi fisici, sempre che il paziente collabori e confidi ad un “estraneo” i suoi segreti più intimi che non confesserebbe nemmeno sotto tortura. Quindi prima di rivolgersi ad un omeopata bisognerebbe chiedersi e rispondere onestamente quanto si è disposti a collaborare, e quanto tempo (e denaro) si è disposti ad investire in questa collaborazione.
Anche nel caso in cui il rimedio sia il simillimum non è detto che funzioni, perché necessita di essere somministrato alla corretta diluizione, ed oggi i pazienti sono molto più intossicati rispetto a 150 anni fa, ed hanno una forza vitale ridotta ed una capacità di reagire ad uno stimolo omeopatico ridotta. Nel 1800 si respirava un’aria più pura (a parte nei grandi centri industrializzati), la carne era grass-fed…, la frutta e la verdura non erano modificate geneticamente né piene di pesticidi, il sistema immunitario non veniva stravolto da vaccini, non esistevano antinfiammatori ed antibiotici, quindi in un problema acuto c’era una ottima risposta ad una diluizione 5CH, oggi magari per ottenere lo stesso effetto in molti casi bisogna somministrare almeno una 15CH o una 30CH solo che non è possibile sapere con certezza quale diluizione sia la più appropriata, ci si può aiutare con tests kinesiologici, ma dipende dall’esperienza e dalla sensibilità di ciascun omeopata capire come regolarsi. Inoltre, spesso, bisogna prima agire a monte del sintomo rimuovendo dei blocchi a livello miasmatico e/o costituzionale affinché il simillimum possa svolgere la sua azione, ed ancor prima magari, attivare gli emuntori e facilitare il drenaggio tossinico per evitare un aggravamento durante la terapia. Capite quindi che il discorso è infinitamente più complesso di quello che si fa in medicina allopatica in cui tra la visita e la prescrizione di un farmaco bastano anche 30 secondi per fare una scelta appropriata (si fa per dire).
Per non ostacolare la guarigione, lo stesso Hahnemann ribadiva che era essenziale modificare il sistema di vita (mangiando il giusto, facendo attività fisica, ecc…) escludendo qualsiasi trattamento palliativo mirante a sopprimere le manifestazioni esterne e, udite! udite! tra gli ostacoli alla guarigione citava anche una libido non soddisfatta!
Infine è bene ricordare che i rimedi omeopatici, in base alla loro natura ed alla diluizione, hanno tempi d’azione che vanno da pochi minuti a 6-12 mesi, quindi bisogna lasciargli il tempo di esplicare la loro azione prima di esprimere giudizi sulla loro efficacia. È interessante sapere che fu proprio Hahnemann a consigliare di utilizzare l’effetto placebo, somministrando dei semplici granuli di saccarosio a quei pazienti, poco pazienti, che tra una somministrazione e l’altra, magari non volevano aspettare mesi come prescritto dall’omeopata, ma volevano prendere per forza altre dosi del rimedio.
Concludo questa chiacchierata consigliandovi un libro autobiografico di un medico del ‘800, il dott. J.C. Burnett, “50 ragioni per essere omeopata” che è interessantissimo per chi conosce già l’omeopatia mentre, per chi è digiuno della materia, sarà intrigante vedere come e perché un medico si converte alla omeopatia, e gli straordinari successi che ottiene, sì rispetto alla modesta medicina ufficiale dell’epoca, ma che sarebbero stati eclatanti anche confrontati alle moderne terapie farmacologiche.
 
Dott. Dario Mazza   - mzzdra@hotmail.com
 
Letture consigliate
Organon dell’arte del guarire – CFS Hahnemann – 2003 Cemon Editore
Energie sottili – Roberto Zamperini – 2005 Macro Edizioni
Anatomia sottile– Roberto Zamperini – 2004 Macro Edizioni
Fisiologia sottile – Roberto Zamperini – 2005 Macro Edizioni
La cellula madre – Roberto Zamperini – 2006 Macro Edizioni         
Terapia della casa – Roberto Zamperini – 2000 Macro Edizioni   
Le energie sottili ed i 7 raggi – Roberto Zamperini – 2013 Macro Edizioni
50 ragioni per essere omeopata – JC Burnett – 1999 De Ferrari Editore