La Nutripuntura

La Nutripuntura, l’agopuntura senza aghi del terzo millennio

Info utileIn Italia Il massimo esponente per la Nutripuntura è il Dott. Gianfranco Caron, Medico chirurgo specializzato in ostetricia e ginecologia che da oltre 10 anni utilizza la Nutripuntura come tecnica complementare basata sulla P.N.E.I. (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia). 

Il Dott. Caron, a sua discrezione, riceve a Roma, presso Ufficio del Benessere
Via Giorgio Scalia, 3/B - 00136 (Uscita Metro Cipro-Musei Vaticani) 
Per appuntamenti: Tel 06. 83086756
 
 

Può essere definita una innovativa “tecnica energetica” che utilizza associazioni complesse di oligoelementi, definiti anche “complementi informazionali”, in grado di stimolare ed equilibrare le correnti vitali del corpo. Non rappresenta una “terapia alternativa” bensì uno strumento che integra la “medicina e la psicologia energetica” in grado di offrire a ciascuno di noi un migliore stato di salute e benessere.

Nata in Francia intorno alla fine degli anno ’80 del secolo scorso, è stata via via perfezionata dal Dott. Patrick, che tutt’ora continua nella sua opera di ricerca del misterioso sistema di comunicazione energetico del corpo umano. Attualmente è diffusa in America, Canada, Francia ed Italia, dove molti medici e operatori della salute, sensibili al bisogno di migliorare il benessere e sostenere la vitalità globale, la utilizzano con successo.

La Nutripuntura, scoperta e messa a punto in circa trent’anni di ricerca personale da un medico francese contemporaneo, il dott. Patrick Veret, si presenta come la più moderna e complessa metodologia finalizzata al riequilibrio funzionale ed al mantenimento del benessere nell’uomo, nella sua complessità psico-neuro-endocrino-immunologica.

Per comprenderne però l’intrinseco valore in termini di applicazione e di risultati, in parte noti ed in gran parte ancora da esplorare, è indispensabile soffermarci su alcune recenti acquisizioni della ricerca scientifica che possono far comprendere la complessità della realtà psico-fisica umana.

Nutrire tutti i giorni il corpo umano significa nutrire 60.000 miliardi di cellule, fornendo loro tutti i nutrienti specifici e necessari al loro metabolismo che, in condizioni di normalità, si esprime in circa 500.000 reazioni biochimiche. Ma questa è la cosa più semplice. Ci sono poi centinaia e forse migliaia di molecole diverse che portano messaggi tra le cellule, ci sono scambi intensi e continui tra il sistema nervoso, il sistema ormonale ed il sistema immunitario.

Il sistema nervoso comunica utilizzando quattro “famiglie” di sostanze: i neuromodulatori (noradrenalina, dopamina, serotonina, acetilcolina), i neurotrasmettitori (glutammato, glicina, gaba ed altri), i neuropeptidi (fattori ipotalamici che attivano gli assi endocrini, come il CRH, TRH, GnRh ed altri), i neurormoni (ossitocina, vasopressina e altri). Il sistema immunitario comunica utilizzando citochine (interleuchine ed interferoni), chemiochine (prostaglandine e leucotrieni). Il sistema endocrino comunica tramite ormoni (sessuali, tiroidei, della crescita ed altri). Ma, la noradrenalina è prodotta anche dalle ghiandole surrenali insieme al cortisolo, definito l’ormone dello stress, il CRH viene rilasciato dall’ipotalamo ed anche dalle cellule immunitarie; la massima concentrazione della serotonina non si ha nel cervello, bensì nell’addome; le cellule adipose sono capaci di produrre citochine infiammatorie mentre gli ormoni sessuali vengono prodotti anche dalle cellule del sistema nervoso.

Tutte queste molecole altamente specifiche e complesse rappresentano gli elementi di un linguaggio che, pur nelle sue specificità locali, è comune in tutto il “sistema uomo” e che si esprime attraverso un complesso network o rete di comunicazione.

Tessuti ed organi molto diversi (basti pensare al cervello, al fegato, alla pelle) convivono nello stesso organismo e ne formano una unità funzionale estremamente complessa.

Per molto tempo sia la Medicina che la Filosofia, nell’occidente, hanno invocato principi immateriali (principio vitale, anima) per spiegare l’unità di questa grande diversità. Successivamente si è pensato di trovare il principio dell’unità nelle cellule e nel DNA.

Una risposta che spiega poco, perché per trovare un principio unitario si è costretti ad eliminare le diversità. Ci si può chiedere come fanno a stare nello stesso organismo cervello e fegato, cioè due organi formati da cellule cosi specializzate e diverse pur avendo la stessa matrice genetica.

La ricerca scientifica più recente cerca il principio unitario nella comunicazione interna tra gli organi che si svolge attraverso un complesso sistema di molecole diverse che interagiscono tra loro. Ci dobbiamo però chiedere se questo sistema sia il solo, ma soprattutto, se sia in grado di gestire da solo il sistema di comunicazione fra le singole cellule, gli organi, gli apparati, coordinandone le innumerevoli funzioni sia all’interno che all’esterno del corpo in relazione agli stimoli esterni e ai processi di adattamento all’ambiente.

Altre ricerche scientifiche, ad indirizzo bio-fisico, da alcuni decenni si stanno occupando delle proprietà fisiche della materia vivente in ambito molecolare ed in particolare dell’energia chimica ed elettrica delle cellule.

Le conoscenze attuali mostrano che a livello cellulare non tutti i componenti molecolari hanno le stese proprietà elettriche. Le sostanze più conduttrici sono i sali, come i sali di calcio, di magnesio, i fosfati, il cloruro di sodio, i carbonati, ed altri. Le sostanze più isolanti sono invece rappresentate da composti organici come la miosina e, in ogni cellula, si ritrovano degli elementi conduttori e degli elementi isolanti. Questi insiemi non sono distribuiti a caso, ma disposti in modo particolare creando all’interno della cellula dei campi elettrici che interferiscono sul potenziale elettrico di specifiche molecole. Queste, in funzione dei propri potenziali elettrici, vanno a creare con altre molecole dei legami elettrochimici in grado di modificare la loro forma spaziale e di conseguenza le loro proprietà. Tutti i sistemi metabolici e la stessa sopravvivenza delle cellule è mantenuta grazie all’esistenza di una gradiente elettrochimico di membrana. La superficie interna delle membrane cellulari è più elettronegativa della superficie esterna e questa differenza genera un potenziale di membrana che va da -40 mV, per i fotorecettori, a -90 mV secondo i vari tipi di cellule. Questa differenza di potenziale presente sulla superficie cellulare, che corrisponde a circa 10-6 cm di superficie, corrisponde ad un’intensità di campo elettrico dell’ordine di 40 – 90 millivolts/cm2.

La cellula vivente può dunque essere considerata come un generatore elettrochimico, cioè un dispositivo che permette di produrre dell’energia elettrica partendo da reazioni chimiche.

Nel sistema nervoso le trasmissioni sinaptiche, attraverso i neurotrasmettitori, generano potenziali elettrici che si trasmettono lungo il decorso delle fibre nervose.

L’equilibrio biochimico e l’equilibrio elettrico sono dunque interdipendenti.

Tutte le comunicazioni intercellulari, e la stessa comunicazione tra i vari organi e apparati, non possono essere spiegate unicamente in funzione di scambi biochimici, perché quest’ultimi inducono anche specifiche modificazioni elettriche delle membrane e conseguenti modificazioni dei campi elettromagnetici. Tutto l’organismo è dunque percorso da correnti elettriche che generano complessi campi magnetici che sono parte integrante della realtà dell’essere vivente che va oltre la struttura molecolare biochimica.

Questi campi elettromagnetici animano gli esseri viventi e scompaiono al momento della morte.

 

Fin dagli anni ’70 del secolo scorso alcuni ricercatori hanno studiato e messo in evidenza la comunicazione intercellulare attraverso informazioni elettromagnetiche, ma è altrettanto noto a tutti l’influenza della luce sulla secrezione di melatonina da parte dell’epifisi e sul metabolismo dell’osso attraverso la sintesi di vitamina D.

L’azione dello spettro luminoso e dei ritmi nictemerali influenza altresì l’equilibrio immunitario ed endocrino dell’organismo.

Questa comunicazione intercellulare, ed il legame esistente con l’ambiente, non può essere spiegata se non attraverso l’influenza di complessi sistemi elettromagnetici sulla materia vivente.

Altri studi, in questo settore, hanno portato alla dimostrazione che tutti i sistemi viventi sono in grado di generare onde elettromagnetiche con caratteristiche di lunghezza d’onda simile a quella della luce, denominate emissioni fotoniche.

La conclusione di queste ricerche è la seguente: le cellule viventi emettono dei segnali elettromagnetici di tipo “laser” che costituiscono un “linguaggio intercellulare”, assai più complesso del linguaggio biochimico, utilizzando campi d’onda coerenti.

Esperimenti di spettrofotometria hanno permesso altresì di mettere in evidenza questa emissione fotonica degli esseri viventi sia che si tratti di una pianta, di un animale o dell’uomo.

Questo approccio di ricerca, benché incontestabile, è molto spesso ignorato perché difficilmente interpretabile. In effetti tali circuiti e sistemi di informazione non sono obbiettivabili anatomicamente in quanto sono rappresentati da correnti elettromagnetiche indotte dall’attività cellulare.

Negare però l’esistenza di queste correnti elettromagnetiche significherebbe negare allo stesso modo la validità delle immagini ottenute attraverso la PET o la RMf che rappresentano l’elaborazione di una rilevazione magnetica dell’attività cellulare e che attualmente sono alla base delle più avanzate tecniche diagnostiche per imaging.

 

Molto spesso però conoscenza scientifica e conoscenza empirica fanno parte della stessa realtà. Esiste la scienza che, attraverso l’impiego del “metodo scientifico” basato sulla ripetibilità e standardizzazione sperimentale, ha indubbiamente contribuito allo sviluppo della conoscenza dell’infinitamente piccolo, raggiungendo il livello molecolare del sistema vivente, ma che solo ora comincia a muovere i primi passi nello studio della complessità e dei livelli di organizzazione e comunicazione dell’organismo.

 

Molti e molti secoli orsono, quasi cinquemila anni fa, in Cina si è venuta a formare nel corso del tempo una “conoscenza” basata sull’osservazione dell’uomo che ha portato alla costituzione di un immenso patrimonio di “ricerche empiriche” e alla scoperta di modelli che potessero interpretare la complessità delle funzioni vitali dell’uomo e potessero offrire la possibilità di interagire con esse.

Tutte queste acquisizioni rappresentano i fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese e dell’Agopuntura che, per molto tempo, sono state considerate dall’occidente e in particolare dalla medicina scientifica, permeata di spirito “cartesiano” e meccanicistico”, come pratiche di incerta interpretazione e di scarsa efficacia terapeutica. Nonostante ciò, attualmente l’agopuntura è entrata di diritto nel Servizio Sanitario Nazionale ed è oggetto di grande interesse soprattutto negli USA.

Il nucleo fondamentale della teoria che sta alla base della MTC e dell’Agopuntura risiede nella “teoria” della circolazione dell’“energia vitale” all’interno del corpo, regolata da precise leggi, in armonia con il sistema delle stagioni e con la legge dei cinque elementi. Possiamo oggi pensare, senza difficoltà, che queste “correnti vitali” non rappresentino altro che le correnti elettromagnetiche generate dall’attività metabolica cellulare che percorrono il corpo umano seguendo specifici “canali”, detti anche “meridiani”, il cui decorso è stato da molti secoli individuato e tramandato fino ai nostri giorni.

Che i “meridiani” costituiscano realmente un sistema elettromagnetico è stato recentemente dimostrato da un gruppo di ricerca americano che è riuscito a “fotografarli” utilizzando complesse apparecchiature basate sull’impiego di rilevatori di campo magnetico realizzati con superconduttori a temperatura prossima allo zero assoluto.

È stato anche dimostrato che l’agopuntura, stimolando specifici punti cutanei periferici, induce modificazioni elettromagnetiche visibili con tecniche PET e RMf, nonché modificazioni biochimiche determinabili attraverso normali esami di laboratorio.

La Nutripuntura, un’agopuntura “senza aghi”, utilizzando e perfezionando le conoscenze delle leggi che regolano la circolazione delle “energie”, si propone dunque come la più moderna tecnica di regolazione delle correnti vitali stimolando l’organismo a ritrovare il suo equilibrio in favore della salute e del benessere. In alcun modo può essere considerata una “terapia” in quanto non si oppone alla patologia, ma offre un aiuto indirizzato alla restituzione di un equilibrio di salute in funzione di un miglioramento dei sistemi riparativi e di autorigenerazione cellulare.

 

Il dott. Patrick Veret, profondo conoscitore dell’agopuntura, in oltre ventanni di ricerche personali sulle relazioni intercorrenti tra “energia” e “materia” è riuscito intorno agli anni ’90 del secolo scorso a mettere a punto una serie di composti, definiti “nutrizionali endocellulari”, a base di oligometalli e oligoelementi, in grado di trasmettere specifiche “informazioni” elettromagnetiche all’organismo umano in modo da indurre delle modificazioni migliorative e stabili, nonché la possibilità di un loro potenziamento attraverso la ripetizione della stimolazione nel tempo.

Questa geniale scoperta trova le sue origini nelle intrinseche proprietà dei “metalli” e nel loro ruolo fondamentale in rapporto all’evoluzione della materia vivente ed in particolare delle cellule.

Sappiamo che tutti gli esseri viventi sono costituiti dagli stessi composti chimici e dalle stesse materie prime. L’universalità del codice genetico e la struttura della materia organica, in particolare dei composti proteici, sono i due pilastri che distinguono la materia organica da quella inorganica.

I metalli impregnano il regno vegetale e animale a tutti i livelli della loro struttura biochimica. La loro presenza permette lo svolgimento d’innumerevoli reazioni enzimatiche. Ogni elemento ha un’azione differente: alcuni come il carbonio, l’idrogeno, l’ossigeno e l’azoto giocano un ruolo fondamentale a livello strutturale, formando la struttura chimica di tutte le molecole del sistema vivente. Il calcio è presente soprattutto nell’osso e, nella sua forma ionica, interviene nel fenomeno della contrazione muscolare e della trasmissione degli impulsi nervosi. Il fosforo è presente, insieme al calcio, nell’osso formando il fosfato di calcio ed ha un ruolo importante nella costituzione delle membrane cellulari (fosfolipidi di membrana). È importante anche in numerose reazioni enzimatiche che consentono l’utilizzazione dei glucidi e dei lipidi nei processi metabolici cellulari. Il potassio è il più abbondante ione dell’ambiente intracellulare, è necessario alla trasmissione degli impulsi nervosi e alla contrazione delle fibre muscolari. Altri di fondamentale importanza sono lo zolfo, il sodio, il cloro, il magnesio. Il ferro entra nella composizione dell’emoglobina assicurando il trasporto dell’ossigeno dai polmoni a tutte le cellule del corpo.

Tutta la costituzione e la trasformazione del corpo è legata alla presenza di enzimi, speciali proteine codificate dal DNA, capaci di favorire complesse reazioni biochimiche che possono avvenire soltanto in presenza di specifici metalli detti co-enzimi. Alcuni metalli funzionano come attivatori ed altri come inibitori di specifiche reazioni enzimatiche.

Recenti studi hanno dimostrato che i metalli svolgono nell’organismo anche un ruolo che si può considerare di “informazione” in particolare a livello del DNA, dove combinandosi con specifiche proteine, possono interferire sull’espressione dei geni. Per questo motivo, per esempio, si utilizza il cis-platino in certi tipi di chemioterapie antitumorali proprio per bloccare la replicazione delle catene di DNA.

Ogni molecola presenta due aspetti fondamentali: uno legato alla sua formula chimica ed alla sua possibilità di combinazione con altre molecole, l’altro alla sua informazione elettromagnetica. Questo spiega l’azione catalitica di un metallo a dosi estremamente basse ma tuttavia sufficienti a indurre una reazione enzimatica.

Grazie agli studi fatti da Lakovsky, a partire dagli anni trenta del secolo scorso, sui circuiti metallici oscillanti, è stato possibile capire che per indurre modificazioni enzimatiche non era necessaria la presenza del metallo stesso in quanto sostanza, ma la sua sola informazione elettromagnetica.

Su questa base teorica possono essere spiegate anche le modificazioni della sostanza vivente esposta a informazioni elettromagnetiche, spesso nocive, come le onde radio ultracorte, in grado di modificare l’informazione enzimatica.

Altre ricerche intorno agli anni 60’, hanno potuto dimostrare che esistono dei metalli fissati all’interno della doppia elica del DNA e, in particolare, si è visto che ad essa erano particolarmente legati il manganese, l’oro, lo stagno, l’argento, il rame,il nickel, l’antimonio, il cobalto, il mercurio, il piombo, il ferro e lo zinco. Questi metalli hanno ognuno uno specifico tropismo e la loro presenza permette inoltre l’apertura della doppia catena del DNA. Infatti un DNA “standard” in laboratorio non si apre mai a temperature inferiori ai 90°C mentre, se contiene ioni rame, si apre a soli 37°C. L’azione di questi differenti metalli è legata alla loro combinazione. Essi agiscono direttamente sull’eterocromatina costitutiva periferica (cioè il DNA non codante) che si pensa abbia un ruolo di regolazione sui geni di struttura. Affinché possa aprirsi la catena di DNA è dunque necessaria la presenza di metalli: la sequenza di DNA è come una serratura di cui il metallo è la chiave.

Sembra che il numero dei recettori per i metalli a livello dell’eterocromatina costitutiva sia nell’ordine di una dozzina e che ciascun recettore funzioni con un metallo particolare.

 

Sull’importanza dei “metalli”, intesi come micronutrienti, già da molto tempo è stata posta l’attenzione dalla scienza dell’alimentazione al fine di scegliere il miglior apporto nutrizionale di oligoelementi o micronutrienti e sono state fissate le quantità medie giornaliere necessarie e indicate le situazioni in cui è utile una loro integrazione in funzione di eventuali carenze.

Ma, partendo dall’utilizzazione degli oligometalli in debole concentrazione si è potuto risalire, su base clinica, alla “informazione” liberata dall’oligometallo. Lo studio clinico dell’impatto degli oligometalli è di fatto basato sulla risposta dell’organismo ad una informazione oligometallica. Questa ricerca, durata molti anni, ha consentito al dott. Patrick Veret di verificare le risposte dell’organismo alla sollecitazione qualitativa (elettromagnetica) dell’informazione di oligometalli in debole concentrazione e di dimostrare che oligoelementi in concentrazione infinitesimale hanno un impatto sull’organismo non legato alla loro massa ponderale ma alla loro informazione.

Sulla base di lunghe ricerche è stato possibile mettere a punto una serie di composti, a base di oligometalli in grado, una volta somministrati, di interagire attraverso un sistema di informazione elettromagnetico e di catalizzatori enzimatici, su specifici organi e sistemi d’organo riequilibrandone l’aspetto funzionale attraverso un meccanismo di regolazione. È stato anche possibile osservare che la combinazione di alcuni oligometalli era in grado di attivare complessi circuiti elettromagnetici del corpo (i meridiani) in rapporto ai corrispondenti organi, rinforzandone in tal modo l’attività funzionale e metabolica.

 

Allo stato attuale la nutripuntura utilizza 38 diverse formulazioni di oligometalli, realizzate in piccole compresse masticabili, in grado di interagire su 33 sistemi d’organo, tenendo conto della diversità tra la donna e l’uomo, essendocene 5 femminili e cinque maschili, e di due formulazioni, adatte al riequilibrio generale denominate lifase e profase o anche nutri yin e nutri yang.

L’impiego della nutripuntura si avvale di due metodologie. La prima, più semplice, detta associativa, in cui si usa lifase e profase in associazione altri complessi di oligometalli (denominati nutri seguiti da un numero progressivo da 1 a 38) specifici per organi in particolare o sistemi (meridiani). La seconda, più complessa, utilizza la somministrazione in serie di cinque tipi diversi di oligometalli in sequenza progressiva, in grado di trasmettere all’organismo un’informazione più profonda, in armonia con le leggi della circolazione delle energie e con la legge dei cinque elementi.

Non esistono nel modo più assoluto controindicazioni all’uso di questi oligometalli. Possono essere assunti da bambini e da donne in gravidanza e sono disponibili in farmacia, commercializzati come complementi nutrizionali. È possibile associarli a qualsiasi terapia in corso senza che si vengano a creare interazioni in quanto agiscono sul substrato elettromagnetico dell’organismo e in alcun modo nel settore biochimico proprio della comune farmacologia.

La nutripuntura offre senza dubbio una notevole possibilità di intervento finalizzata al riequilibrio funzionale e metabolico dell'organismo e può essere a tutt’oggi considerata una metodica di regolazione rivolta al sistema psico-neuro-endocrino-immunologico per il benessere e la salute.


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